La glicemia nella visione della Medicina Cinese
La glicemia è sostanzialmente invisibile agli occhi ed è un processo essenziale per la nostra vita. Attraverso di esso, infatti, viene distribuito nel nostro corpo il nutrimento primario, il glucosio, energia pura che scorre nel sangue per alimentare ogni cellula, ogni pensiero, ogni battito del cuore. In medicina occidentale, la glicemia è un valore misurabile, una cifra scritta in milligrammi su un referto, capace di raccontare se stiamo scivolando verso la salute o verso la malattia. Ma al di là della scienza, il simbolo nascosto dietro alla glicemia è che il dolce della vita può diventare veleno, la carezza può trasformarsi in lama. In Medicina Tradizionale Cinese, il suo equilibrio è lo specchio dell’armonia interiore, della capacità di trasformare il nutrimento in energia, del rapporto profondo con le emozioni e con il desiderio di dolcezza che ciascuno porta dentro.
La medicina moderna definisce la glicemia come la concentrazione di glucosio nel sangue. Questo zucchero è il carburante essenziale delle cellule, soprattutto del cervello, che non può fare scorte e dipende da un flusso costante.
Il suo equilibrio dipende da ormoni raffinati e potenti: l’insulina, prodotta dal pancreas, che abbassa i livelli di glucosio favorendone l’ingresso nelle cellule; il glucagone, che invece li rialza mobilizzando le riserve del fegato. Altri ormoni come cortisolo, adrenalina e GH partecipano a questo gioco di equilibri.
Quando la glicemia è troppo alta, parliamo di iperglicemia: segno di diabete mellito, di resistenza insulinica, o di cattiva alimentazione. Troppa dolcezza che diventa pericolo. Quando è troppo bassa, si manifesta l’ipoglicemia: tremori, sudore freddo, debolezza, vertigini, rischio di collasso. Troppa mancanza che diventa vuoto. Gli strumenti terapeutici dell’Occidente sono: insulina esogena, farmaci ipoglicemizzanti, dieta bilanciata, attività fisica, monitoraggio costante. Una prospettiva indispensabile e rigorosa, che affronta la glicemia come un dato da regolare, da contenere entro limiti numerici.
Nella visione della Medicina Tradizionale Cinese, la glicemia più che un valore è un riflesso dell’armonia del Qi e dello Yin-Yang negli organi.
Il glucosio rappresenta il “dolce della vita”, l’energia trasformata dagli alimenti attraverso la milza e lo stomaco. Una glicemia squilibrata ci suggerisce una difficoltà nella trasformazione e nel trasporto del Qi e dei fluidi. La milza, regina della digestione energetica, non riesce più a distribuire il nutrimento, e il pancreas (nella lettura MTC integrato nella funzione della milza) perde il suo equilibrio.
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L’iperglicemia è segno di calore interno, di eccesso di fuoco che consuma i liquidi e rende il sangue “troppo dolce”. È spesso collegata a una debolezza dello Yin del rene e del fegato, che non riescono più a contenere il fuoco.
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L’ipoglicemia è invece manifestazione di vuoto di Qi e sangue: il serbatoio è scarico, le cellule gridano ma l’energia non arriva.
Simbolicamente, i disturbi della glicemia parlano quindi di un rapporto con la dolcezza della vita: o ce n’è troppa, accumulata e non trasformata, o ce n’è troppo poca, lasciando la persona svuotata. È la difficoltà di bilanciare il desiderio e la misura, la fame interiore e la capacità di nutrirsene.
La MTC ci invita a trattare la glicemia non solo come un numero, ma come un’armonia da ricostruire. Gli obiettivi principali sono:
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Tonificare la Milza e lo Stomaco: per migliorare la trasformazione e il trasporto del nutrimento.
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Nutrire il Rene e il Fegato: per sostenere lo Yin e contenere il calore interno.
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Regolare il Qi e il Sangue: per favorire il fluire dell’energia vitale e del nutrimento.
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Eliminare il calore e l’umidità: fattori patogeni che intrappolano e bloccano la distribuzione dell’energia.
Le tecniche a disposizione sono molteplici:
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Agopuntura: per regolare i meridiani e armonizzare le funzioni.
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Moxibustione: per riscaldare i vuoti di Qi e di Yang.
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Tuina: massaggi che stimolano la circolazione energetica.
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Fitoterapia cinese: con formule che rafforzano Milza e Rene, purificano il calore e nutrono lo Yin.
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Qigong e Taiji: pratiche di movimento consapevole che aiutano a stabilizzare i livelli energetici e a ridurre lo stress.
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Dietetica cinese: alimenti dolci naturali (cereali integrali, zucca, patata dolce) in equilibrio con cibi che drenano l’umidità.
Cinque punti di agopuntura fondamentali per la glicemia
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ST36 (Zusanli, “Tre miglia della gamba”)
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Tonifica Milza e Stomaco, aumenta il Qi e il Sangue, sostiene il metabolismo.
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È il punto principale per rafforzare l’energia vitale e aiutare la trasformazione del nutrimento.
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SP6 (Sanyinjiao, “Incontro dei tre Yin”)
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Punto di incontro di Milza, Rene e Fegato.
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Regola i liquidi, nutre lo Yin, armonizza la distribuzione del dolce nel corpo.
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BL20 (Pishu, “Punto del dorso della Milza”)
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Rafforza direttamente la funzione della Milza nel trasformare e trasportare.
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Fondamentale nei casi di ipoglicemia da deficit di Qi e nei casi di glicemia instabile.
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KI3 (Taixi, “Grande Ruscello”)
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Punto maestro del Rene, nutre lo Yin, rafforza l’essenza.
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Utile per controllare l’eccesso di calore che consuma i liquidi e genera iperglicemia.
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LV3 (Taichong, “Grande Assalto”)
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Punto del Fegato, libera il Qi stagnante, regola il sangue.
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Armonizza il rapporto tra desiderio e controllo, simbolicamente regola l’eccesso di dolcezza o la sua mancanza.
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Questi cinque punti rappresentano un trattamento globale: Milza e Stomaco trasformano, Rene e Fegato regolano, e insieme ristabiliscono l’equilibrio del dolce nella vita.
Tecniche complementari
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Coppettazione: utile per muovere il Qi stagnante e liberare il calore.
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Guasha: scioglie blocchi e favorisce la circolazione energetica.
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Dietetica: ridurre zuccheri raffinati e cibi umidi (latte, fritti, farine raffinate), prediligere cereali integrali, legumi, verdure cotte.
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Respirazione consapevole: calma il sistema nervoso e riduce gli sbalzi glicemici legati allo stress.
La glicemia è un fiume dolce che ci attraversa. In medicina occidentale è un valore da monitorare con rigore, perché da esso dipendono salute e sopravvivenza. In Medicina Tradizionale Cinese è la manifestazione del nostro rapporto con la dolcezza della vita, con la capacità di trasformare il nutrimento e di distribuire energia e piacere in ogni cellula. Prendersi cura della glicemia significa allora imparare a danzare tra yin e yang, tra dolcezza e misura. Significa tonificare Milza e Rene, nutrire il sangue, contenere il calore, liberare il Qi.
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I dolori articolari e la Medicina Cinese
I dolori articolari spesso arrivano all'improvviso, senza invito, si insinuano nelle pieghe delle nostre giornate, trasformano gesti semplici come salire una scala, afferrare una tazza, o piegarsi per abbracciare un bambino in prove dolorose di resistenza.
In medicina occidentale vengono descritti con linguaggio preciso: infiammazione, degenerazione, alterazioni cartilaginee, rigidità, perdita di liquido sinoviale. Ma dietro questa precisione scientifica non si riesce a cogliere il dramma umano di chi vive quotidianamente questa limitazione del movimento, che non è mai solo fisica: è anche emotiva, esistenziale, simbolica.
Come detto, secondo la medicina occidentale, i dolori articolari sono spesso correlati a processi infiammatori o degenerativi: artrite, artrosi, malattie autoimmuni, usura meccanica, traumi. Le articolazioni, quelle specie di cardini che tengono insieme il nostro corpo e lo rendono flessibile, sostanzialmente si arrugginiscono come dei vecchi ingranaggi. La cartilagine che protegge i capi ossei si consuma, i liquidi sinoviali diminuiscono, le ossa si sfregano tra loro creando dolore, rigidità, gonfiore.
L’artrite reumatoide, ad esempio, è una condizione in cui il sistema immunitario si rivolta contro se stesso, attaccando le articolazioni. L’artrosi, invece, è figlia del tempo: la degenerazione naturale della cartilagine. Ci sono poi i dolori articolari secondari a malattie metaboliche, come la gotta, o a traumi.
In ogni caso, la medicina occidentale legge tutte queste patologie come il risultato di squilibri biochimici, meccanici, immunologici. Gli strumenti terapeutici suggeriti quindi sono farmaci antinfiammatori, analgesici, corticosteroidi, fisioterapia, esercizi mirati, fino alle protesi nei casi estremi. Una prospettiva razionale, indispensabile, ma che non sempre riesce a toccare l’anima del dolore.
Secondo la Medicina Tradizionale Cinese, il dolore articolare non è soltanto da osservare come una disfunzione meccanica, ma è anch'esso un segnale energetico. Il nostro corpo ci parla, attraverso le articolazioni, delle sue rigidità interiori. Dove l’Occidente vede usura, la MTC vede stagnazione. Dove la scienza rileva un’infiammazione, l’antica saggezza cinese intravede un conflitto di energie: il vento, il freddo, l’umidità, o il calore che penetrano nel corpo e vi restano intrappolati.
Il dolore articolare è quindi una manifestazione di Bi Zheng (“Sindrome ostruttiva dolorosa”). “Bi” significa ostruzione, blocco: è come se il Qi, l’energia vitale, e il sangue non scorressero più liberamente. Le articolazioni diventano allora luoghi di stagnazione, veri e propri campi di battaglia fra le forze esterne (vento, freddo, umidità, calore) e le difese interne.
Sul piano simbolico, il dolore articolare ci parla di rigidità esistenziale. Un ginocchio che scricchiola può suggerirci che stiamo facendo fatica ad andare avanti. Una spalla bloccata può raccontare di un peso emotivo che non riusciamo più a portare. Un’anca dolente può rivelare la paura di cambiare direzione nella vita. Il corpo diventa come una mappa, uno specchio, una poesia intima che si esprime attraverso il dolore che proviamo.
La Medicina Tradizionale Cinese non si limita a combattere il sintomo, ma cerca di andare a risolvere le cause, armonizzando il flusso energetico. L’obiettivo è liberare le stagnazioni, nutrire i tessuti, scacciare i fattori patogeni esterni.
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Tonificare il Qi e il Sangue: perché l’energia possa circolare e portare nutrimento alle articolazioni.
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Eliminare il Vento, il Freddo e l’Umidità: principali responsabili del dolore articolare cronico.
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Riscaldare i Meridiani: per sciogliere la rigidità e permettere nuovamente il movimento.
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Armonizzare Rene e Fegato: poiché il Rene governa le ossa e il Fegato governa i tendini, due sistemi fondamentali per la salute articolare.
Le tecniche più utili della MTC per trattare i dolori articolari includono:
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Agopuntura: inserimento di aghi nei punti specifici per liberare i meridiani e tonificare l’energia.
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Moxibustione: calore applicato con l’artemisia, particolarmente efficace per dolori da freddo e umidità.
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Tuina (massaggio energetico cinese): manipolazioni per migliorare la circolazione del Qi e del sangue.
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Qigong e Taiji: esercizi di movimento consapevole per mantenere flessibilità e armonia.
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Fitoterapia cinese: decotti che drenano l’umidità, scacciano il vento e nutrono le articolazioni.
Cinque punti di agopuntura fondamentali per i dolori articolari
Ecco cinque punti che la MTC considera particolarmente efficaci:
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ST36 (Zusanli, “Tre miglia della gamba”)
Rafforza il Qi e il Sangue, migliora la circolazione generale e sostiene le articolazioni. È un punto di tonificazione universale, capace di rinforzare l’intero organismo. -
BL23 (Shenshu, “Punto del Rene”)
Il Rene governa le ossa: tonificarlo significa ridare forza strutturale. È fondamentale per dolori cronici alle articolazioni, specialmente lombari e ginocchia. -
LR8 (Ququan, “Sorgente della Curva”)
Nutre il Sangue del Fegato, ammorbidisce tendini e legamenti. Utile nei casi di rigidità e dolori da secchezza articolare. -
GB34 (Yanglingquan, “Fonte della Collina del Yang”)
Punto maestro dei tendini, scioglie contratture e dolori articolari diffusi, particolarmente indicato per ginocchia, anche e spalle. -
SP9 (Yinlingquan, “Fonte della Collina dello Yin”)
Drena l’umidità, uno dei principali fattori che aggravano i dolori articolari. Migliora il gonfiore e la sensazione di pesantezza.
Questi cinque punti, usati insieme, creano una strategia completa: tonificano, drenano, nutrono e liberano. Sono come cinque musicisti che accordano nuovamente gli strumenti affinchè riescano a generare nuovamente una musica armonica.
Altre tecniche complementari della Medicina Cinese utili per queste patologie sono:
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Coppettazione: utile per richiamare sangue e Qi in superficie, liberando le stagnazioni.
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Guasha: raschiamento che aiuta a sciogliere i blocchi e a far fluire l’energia.
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Dietetica cinese: evitare cibi umidi e freddi, prediligere alimenti caldi e drenanti come zenzero, cannella, porri.
I dolori articolari sono quindi dei veri e propri ponti tra la scienza e il simbolo. La medicina occidentale ci offre la chiarezza dei meccanismi biologici, la possibilità di rallentare il processo degenerativo e di alleviare l’infiammazione. La medicina tradizionale cinese ci invita a leggere il dolore come un messaggio, una poesia scritta nei legamenti, un segnale di rigidità non solo fisica ma anche interiore. Aiutare le articolazioni significa, allora, aiutare la vita a scorrere: liberare il Qi, nutrire il Sangue, eliminare il vento e l’umidità, sostenere i Reni e ammorbidire i tendini. Significa anche imparare a danzare con la propria storia, trasformando ogni articolazione in un giunto non solo del corpo, ma dell’anima.
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La vitiligine e la MTC: tra pelle, anima e cielo
La pelle è il nostro confine, la soglia tra il dentro e il fuori di noi, il primo vestito che indossiamo nei confronti del mondo che ci circonda. È un tessuto sottile e vastissimo che racconta la nostra storia e le nostre emozioni: arrossisce per l’emozione, si accappona per la paura, suda per l’ansia, si illumina di salute o si spegne nella stanchezza.
Ma a volte la pelle sceglie di scrivere un racconto diverso: macchie bianche, chiare, quasi trasparenti, appaiono come isole nel mare del corpo. Questi segni sono quelli propri della vitiligine, una condizione che interroga tanto la medicina quanto la filosofia, tanto la biologia quanto la poesia.
In Occidente, la vitiligine è definita una malattia cutanea autoimmune in cui il sistema immunitario, che dovrebbe difendere l’organismo, "sbaglia bersaglio” e attacca i melanociti, le cellule responsabili della produzione di melanina, il pigmento che dà colore alla pelle, ai capelli, agli occhi.
Il risultato è una progressiva perdita di colore in alcune zone del corpo. Le chiazze possono essere piccole o grandi, simmetriche o casuali. A volte si concentrano sulle mani, sul volto, sui genitali, sulle articolazioni.
La medicina scientifica non conosce ancora una causa unica e definitiva. Si ipotizza che possa essere dovuta ad una combinazione di fattori genetici, immunitari e ambientali: stress ossidativo, alterazioni neurochimiche, traumi cutanei, esposizione al sole, persino shock emotivi.
Non è una malattia contagiosa, né dolorosa. Ma spesso diventa una ferita invisibile nella psiche: il nostro corpo appare diverso da quello degli altri e diventa difficile da accogliere. In questo senso la vitiligine, oltre che essere una malattia della pelle, diventa anche una malattia dell’anima.
Le terapie occidentali sono varie: fototerapia (UVB a banda stretta), cortisonici, immunomodulatori topici, trapianti di melanociti, trattamenti laser. Tutti questi trattamenti hanno l'obiettivo di ridare colore a ciò che è diventato bianco. Alcuni funzionano, altri meno, e i risultati sono lenti e parziali.
La Medicina Tradizionale Cinese non guarda solo alla pelle, ma all’insieme dell’organismo, al flusso dell’energia vitale (Qi) che attraversa i meridiani e collega organi, emozioni, spirito. La pelle, in MTC, è legata soprattutto al Polmone, che governa la Wei Qi, l’energia difensiva. È come una barriera invisibile che ci protegge dalle aggressioni esterne. Se il Polmone è debole, la pelle perde la sua armonia. Ma non solo. La vitiligine, nella visione energetica, è anche spesso il risultato di un disequilibrio tra Fegato, Milza e Rene:
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Il Fegato regola il libero fluire del Qi. Quando è bloccato da emozioni represse, può generare vento interno che si manifesta con cambiamenti cutanei.
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La Milza trasforma il nutrimento e produce il Qi e il Sangue. Una Milza debole genera umidità e non nutre correttamente la pelle.
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Il Rene, custode dell’essenza (Jing), è collegato ai capelli, alle ossa e alla vitalità profonda. Se il Jing è indebolito, la pelle perde sostegno e colore.
Dal punto di vista simbolico, la vitiligine è come un “vuoto di colore”: lo Yin e lo Yang che non si incontrano e non si combinano bene. È come se il corpo segnasse, in bianco, i luoghi dove l'energia ha bisogno di essere richiamata. Alcuni maestri cinesi la interpretano questa patologia proprio come una chiamata: un invito a ritrovare equilibrio interiore, a lasciare andare il controllo e accettare la trasformazione.
Il trattamento della vitiligine, in MTC, non è mai solo sintomatico. Si lavora quindi per riequilibrare l’energia del Polmone, sostenere la Milza, calmare il Fegato e tonificare il Rene.
Le strategie energetiche principali sono:
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Tonificare il Qi e il Sangue per nutrire la pelle.
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Eliminare il vento interno e armonizzare il Fegato.
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Rafforzare il Wei Qi per difendere la pelle.
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Armonizzare lo Shen (mente-cuore), perché la pelle è anche lo specchio dell’anima.
Cinque punti di agopuntura utili nella vitiligine
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LI11 (Quchi, Gomito Stagno Curvo)
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Posizione: sul gomito, lato esterno.
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Azione: elimina il calore e il vento, purifica la pelle. È uno dei punti più usati nelle dermatiti.
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Perché utile: apre la superficie e ridona armonia cromatica.
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SP10 (Xuehai, Mare del Sangue)
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Posizione: sopra il ginocchio, parte interna della coscia.
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Azione: muove e nutre il Sangue, rafforza la pelle.
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Perché utile: la vitiligine è spesso vista come un “vuoto di sangue” che non nutre la pelle.
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ST36 (Zusanli, Tre Miglia del Piede)
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Posizione: sotto il ginocchio, lateralmente alla tibia.
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Azione: tonifica Qi e Sangue, rafforza la Milza e lo Stomaco.
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Perché utile: migliora l’energia generale e sostiene la rigenerazione cutanea.
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BL13 (Feishu, Punto del Polmone)
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Posizione: sulla schiena, tra le scapole.
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Azione: tonifica il Polmone, rafforza il Wei Qi, migliora la funzione cutanea.
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Perché utile: agisce sulla radice energetica della pelle.
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KI3 (Taixi, Grande Corrente)
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Posizione: dietro il malleolo interno.
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Azione: tonifica il Rene e il Jing, radice della vitalità.
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Perché utile: sostiene la parte più profonda, l’essenza che nutre pelle e ossa.
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Questi cinque punti rappresentano un’armonia: Polmone, Milza, Fegato, Rene. È come dipingere di nuovo il corpo, ma dall’interno.
Altri approcci olistici alla vitiligine
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Ayurveda: la vitiligine è chiamata Shwitra. Si considera un disequilibrio di Pitta (fuoco interno) che brucia i pigmenti. Le terapie includono erbe depurative, dieta leggera, oli medicati, yoga e meditazione.
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Naturopatia: propone di sostenere il fegato, ridurre tossine, usare antiossidanti (vitamina C, zinco, rame), migliorare la gestione dello stress.
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Psicosomatica: vede la vitiligine come un segnale di separazione interiore, un “bianco” che emerge dove c’è stata una ferita emotiva non integrata. Il lavoro consiste nel ricucire la relazione con il corpo e con sé stessi.
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Reiki ed energetica sottile: il bianco della pelle è interpretato come un punto di luce. Portare energia nelle zone depigmentate significa riattivare la connessione tra corpo e spirito.
La vitiligine non è quindi solo una malattia della pelle, ma quasi una richiesta di un dialogo tra corpo e anima, tra visibile e invisibile. La medicina occidentale cerca di restituire pigmento. La Medicina Tradizionale Cinese cerca di restituire armonia.
Forse, la vera cura nasce dall’unione delle due strade.
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Tremori e fascicolazioni in Medicina Cinese

In medicina occidentale i tremori sono movimenti oscillatori, ritmici e involontari di una parte del corpo, generati da contrazioni e rilasciamenti muscolari alternati. Possono essere fini o grossolani, costanti o intermittenti, e spesso sono segni di disturbi neurologici, metabolici o emotivi. Possono comparire in malattie come il Parkinson, nell’ipertiroidismo, dopo l’uso di farmaci stimolanti o in condizioni di ansia e stanchezza estrema.
Le fascicolazioni, invece, sono contrazioni brevi, spontanee e irregolari di singole fibre muscolari, visibili sotto la pelle come piccoli sobbalzi. In medicina occidentale si associano a condizioni benigne legate allo stress, alla fatica, a carenze di minerali come magnesio e potassio, ma possono anche essere segnali precoci di disturbi neuromuscolari.
Il corpo, nel linguaggio medico, esprime dunque attraverso tremori e fascicolazioni uno squilibrio del sistema nervoso periferico o centrale, oppure un segnale di disarmonia biochimica, come un avviso che i canali della comunicazione tra nervi e muscoli non scorrono fluidi.
Andando un po' oltre alle definizioni cliniche e tecniche, i tremori sono come un vento che scuote i rami dell’albero della vita, una vibrazione che nasce dal profondo e chiede ascolto. Le fascicolazioni appaiono come piccoli lampi che guizzano sotto la pelle, simili a farfalle intrappolate che sbattono le ali. Sono segni, richiami, messaggi che l’anima invia attraverso la materia.
Il nostro corpo non mente quasi mai: quando trema, quando vibra, racconta paure represse, tensioni accumulate, emozioni che non trovano voce.
Secondo la Medicina Tradizionale Cinese (MTC), i tremori e le fascicolazioni sono manifestazioni di uno squilibrio energetico legato soprattutto al Vento Interno, un movimento caotico del Qi che sorge spesso dal Fegato. Il Fegato, in MTC, governa i tendini e il libero fluire dell’energia. Quando il suo Yin è carente o il suo Yang è in eccesso, il Vento si agita all’interno, provocando scosse, tremori e vibrazioni.
Le fascicolazioni, piccole scariche muscolari, vengono interpretate come segni di una carenza di Sangue che non nutre a sufficienza i muscoli, o di una carenza di Qi e Yin che lascia spazio a movimenti irregolari e spasmi.
Simbolicamente, il tremore è l’incapacità di trattenere e radicare, è la vibrazione di un’energia che cerca stabilità. È come una foglia che danza senza pace sotto il vento. Le fascicolazioni, invece, sono i sussulti interiori che ricordano che la vita pulsa anche nelle fibre più sottili.
Il trattamento in MTC cerca di:
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Calmare il Vento Interno.
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Nutrire Sangue e Yin, per dare radici all’energia.
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Rafforzare Milza e Rene, affinché la fonte del Qi sia stabile.
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Armonizzare Cuore e Shen (mente/spirito), perché la calma interiore riduce la vibrazione.
Meridiani da sostenere
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Meridiano del Fegato (Gan Jing): per sedare il Vento e armonizzare il libero fluire del Qi.
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Meridiano della Milza (Pi Jing): per produrre Sangue e sostenere i muscoli.
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Meridiano del Rene (Shen Jing): per rafforzare Yin e Jing, radicando l’energia.
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Meridiano del Cuore (Xin Jing): per calmare lo Shen e ridurre agitazione e tremori.
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Meridiano del Du Mai (Vaso Governatore): per stabilizzare l’asse energetico e il sistema nervoso.
5 punti utili da trattare:
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LIV-3 (Taichong) – Situato sul dorso del piede, tra primo e secondo metatarso. È il punto maestro per calmare il Vento del Fegato e regolare il Qi.
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SP-6 (Sanyinjiao) – Tre pollici sopra il malleolo interno. Nutre Yin e Sangue, radica l’energia e calma spasmi.
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KI-3 (Taixi) – Tra malleolo interno e tendine di Achille. Rafforza i Reni, stabilizza Jing e Yin, radica il corpo.
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DU-20 (Baihui) – Sulla sommità del capo. Calma il Vento Interno, stabilizza la mente e dà centratura.
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HT-7 (Shenmen) – Sul polso, lato ulnare. Nutre il Cuore e calma lo Shen, riducendo ansia e agitazione che aggravano tremori.
Questi punti sono stati scelti perché insieme sedano il vento, nutrono, radicano e calmano.
Soluzioni da altre discipline olistiche
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Yoga e meditazione: posture radicanti come Tadasana (la montagna) o Vrksasana (l’albero) aiutano a stabilizzare. La respirazione profonda calma lo Shen.
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Qi Gong: esercizi lenti e circolari favoriscono il flusso armonico del Qi, riducendo spasmi e tremori.
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Fitoterapia: nella visione cinese, decotti di radici come Rehmannia o Angelica sinensis nutrono Sangue e Yin.
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Aromaterapia: oli essenziali di lavanda e sandalo calmano il sistema nervoso.
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Nutrizione olistica: privilegiare alimenti che radicano (cereali integrali, legumi, radici) e ridurre stimolanti come caffè e alcol.
I tremori e le fascicolazioni non sono solo disturbi, ma segnali di un’energia che cerca pace. La medicina occidentale ci mostra i circuiti elettrici del corpo, la biochimica dei nervi e dei muscoli. La medicina cinese ci ricorda che dietro ogni scossa si muove un vento, che dietro ogni tremore vi è un’anima che cerca radici.
L’arte della cura sta nel saper ascoltare entrambe le lingue: quella della scienza e quella della poesia, quella della sinapsi e quella del Qi. Perché solo integrando possiamo ridare al corpo non solo silenzio, ma anche armonia e canto.
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