Le energie della pace e della guerra

 

Nella visione della Medicina Tradizionale Cinese, così come accade per tanti altri concetti, anche i concetti di pace e di guerra non possono essere considerasti come opposti assoluti. Non sono il bianco e il nero, ma due modulazioni del Qi, due manifestazioni dello stesso Tao che è presente tra il Cielo e la Terra.

La guerra è una febbre. La pace, un respiro.

Ogni conflitto credo possa essere vista come una manifestazione di eccesso, uno squilibrio dell’energia che non trova la sua via. Un Fuoco che ha dimenticato il suo cuore, un’Acqua che non sa più custodire le sue radici.

La pace non è solo Yin, la guerra non è solo Yang. Queste energie si mescolano continuamente, si contendono, si necessitano.

La pace assoluta è immobilità, morte. La guerra eterna è distruzione, follia. La vita danza sul confine sottile che li separa e li unisce.

Quando lo Yang esplode senza contenimento, la guerra scoppia nel cuore del sistema. Quando lo Yin imprigiona senza movimento, la stasi ammorba l’aria, e la vita si spegne.

Il medico, il saggio, il generale e il contadino: tutti devono imparare a leggere il cielo e la terra dentro al proprio petto e nel mondo.

Nel sistema dei Cinque Movimenti (Wu Xing), Acqua e Fuoco rappresentano gli estremi: il Nord e il Sud, l’inverno e l’estate, la paura e la gioia, il RENE e il CUORE.

Il RENE (Shen), che custodisce l’essenza, è la radice della vita, la caverna profonda in cui riposa l’origine. Il CUORE (Xin), la fiamma che illumina, è l’imperatore che dà forma e direzione ai desideri.

Quando il RENE si indebolisce, l’Acqua non contiene più il Fuoco. E il cuore arde di impulsi, eccessi, guerre interiori. L'uomo diventa un campo in fiamme.

Quando il CUORE è vuoto, il fuoco si spegne, e l’Acqua ghiaccia i sentimenti. E allora la pace diventa gelo.

La guerra, nella visione energetica cinese, può essere interpretata come il sintomo di un Fuoco che ha perso il suo contenimento. Pace e guerra sono le espressioni della relazione armonica — o conflittuale — tra il Cuore e il Rene, tra la Visione e la Radice.

In ogni essere umano, come in ogni nazione, come in natura, esiste un sopra e un sotto. L’alto: la mente, il pensiero, il cielo. Il basso: le viscere, il desiderio, la terra.

Quando l’alto opprime il basso, nasce la tirannia dello spirito che disprezza il corpo. Quando il basso travolge l’alto, si genera la rivolta della carne contro l’ordine del Cielo.

Quando si è in pace questo scambio verticale è armonico. In guerra si verifica la rottura di questo canale centrale, la discesa del Fuoco o la risalita turbolenta dell’Acqua.

Per citare una frase degli antichi classici: “Quando il Cuore governa con misura e il Rene lo sostiene con forza, tutto l’Impero è in ordine.” 

Secondo la medicina cinese, ogni organo è governato da uno Shen, cioè da uno spirito sottile. Il Cuore ospita lo Shen principale, ma anche il Fegato, i Polmoni, la Milza, i Reni hanno i loro spiriti.

Quando questi spiriti sono in armonia, l’Impero interiore è pacificato. Quando uno di essi si erge sopra gli altri, inizia il caos degli spiriti, la battaglia invisibile.

Il Fegato, ad esempio, quando è in eccesso, genera collera e giudizio: una delle prime scintille della guerra. È la rabbia che cerca un bersaglio, l’insoddisfazione che vuole trasformarsi in dominio.

Ma anche la Milza, quando è bloccata, genera rimuginio, la guerra fredda della mente. 

O il Polmone, quando è troppo chiuso, genera tristezza e isolamento, e l’uomo si allontana dagli altri.

La pace in realtà andrebbe interpretata non solo come assenza di guerra, ma come una comunione degli spiriti.

Il Sangue (Xue) è l’essenza della pace. Esso nutre, calma, stabilizza. Una persona con sangue armonioso è stabile nelle emozioni, gentile nel cuore, profonda nello sguardo.

Nella guerra, il sangue è versato. Nella pace, il sangue è coltivato.

Secondo la tradizione, il Vento è il primo dei mille mali. Entra quando il corpo è debole, quando la soglia è incerta.

Il Vento è simbolo del cambiamento rapido, della parola tagliente, della mente che corre. La guerra, spesso, è causata da una scintilla, cioè da un vento impazzito che scuote improvvisamente la quiete dei popoli e del mondo.

Ma in natura e in generale non tutto il Vento è "negativo": il Vento della primavera risveglia la vita. È il movimento che precede la fioritura.

Dunque, anche la guerra, in alcuni casi, può rappresentare un Vento necessario per spazzare ciò che è marcio. Ma deve essere contenuta, guidata, ascoltata.

Nel testo classico Huangdi Neijing, l’Imperatore Giallo chiese al suo medico:

“Come si governa un popolo in rivolta?”

La risposta del medico fu:
“Come si calma un organo in piena: ascoltandolo, purificandolo, riportandolo al Dao.”

Il generale che conosce la medicina non fa guerre inutili. Il medico che conosce l’arte militare, previene il disordine prima che si manifesti.

Nella visione della medicina cinese, la vera pace non è assenza di movimento, ma armonia del movimento. Come un campo coltivato con cura, come un’orchestra dove ogni strumento suona secondo il suo ruolo. La guerra, invece, è un tamburo fuori tempo, un assolo che rifiuta il coro, un organo che non ascolta il resto del corpo.

Alla fine, quindi, pace e guerra possono essere visti come modi in cui il Tao si manifesta. Ogni conflitto è una lezione. Ogni tregua è un invito al silenzio.

Nelle notti più scure, il Cuore può ancora illuminare. Nei giorni più tesi, il Rene può ancora custodire.

La medicina cinese ci insegna che la pace si costruisce con l'intenzione trattamento dopo trattamento, parola dopo parola, respiro dopo respiro.
Dentro di noi, prima che nel mondo.

Oggi, il mondo sembra un po' come un corpo stanco, con mille punti dolorosi. Un Cuore che arde di ansia, un Fegato che digrigna, un Polmone che non respira.

Ma se ogni uomo imparasse ad ascoltare il proprio Qi, a coltivare il proprio Sangue, a contenere il proprio Fuoco, a custodire la propria Acqua, forse, allora, non ci sarebbe più bisogno di guerre e la pace non sarebbe solo un sogno, ma una diagnosi condivisaun trattamento collettivoun grande respiro che attraversa ogni cosa.

 

 

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